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7 gennaio 2012

Giornale del Popolo

 

VILLA ORIZZONTE A Castelrotto l’esistenza comune diventa speciale


Un luogo e una missione per dare visibilità ai ricordi

 


Il fine dell’Associazione  della casa-museo è costituire un Archivio della memoria privata della Svizzera italiana, sul modello dell’esperienza nata
in Italia nel 1984.

Ogni progetto parte nel cuore e nella mente delle persone, a volte poche, pochissime, per poi diventare, passo dopo passo, un progetto comune, condiviso. È quello che sta succedendo all’Associazione Villa Orizzonte di Castelrotto, dove il desiderio di costituire un Archivio della memoria privata della Svizzera italiana è più che mai vivo. Ad inizio ottobre l’Associazione ha organizzato alcuni incontri per raccontare l’esperienza nata nel 1984 nel comune italiano di Pieve Santo Stefano dal desiderio del giornalista e scrittore Saverio Tutino che testimonia la storia d’Italia di oltre mezzo secolo. Un uomo che dal desiderio di annotare tutto ciò che gli succedeva ha fatto fiorire l’Archivio Diaristico nazionale. Oggi a Pieve Santo Stefano, fra le 6500 opere presenti, si contano un buon centinaio di testi autobiografici connessi alla Svizzera e, in particolare, all’emigrazione e immigrazione fra Svizzera e Italia.
Forse proprio la convergenza di queste memorie ha colpito chi oggi è curatore della casa-museo di Castelrotto, come Fabio Guindani, che con le sue parole descrive idee e progetti già lasciandoci intuire il profumo di pagine ingiallite cariche di storia, di vite intricate e di sapori che magari ancora oggi ritroviamo proprio nei nostri diari. La parola chiave del progetto verte sul concetto di memoria privata, nel senso forte di “deprivata”, di sottratta alla pubblica esistenza in quanto istituzionalmente segregata e protetta dalla sfera domestica. «Non mi stancherò di ripetere – ci racconta Fabio Guindani – che dare visibilità ai ricordi privati è un’operazione delicata: il privato va salvaguardato, garantendone la riservatezza». Importante però è che pur con l’adeguata delicatezza, la memoria esca dalle mura, “venga al mondo” come dice in una intensa espressione Guindani, diventando vero e proprio contributo alla costruzione della storia collettiva. Al primo lancio del progetto di archivio nell’ambito dell’assemblea straordinaria dell’Associazione Villa Orizzonte nel settembre 2010, ha aderito l’Associazione Scrittori della Svizzera Italiana. Un connubio che ha portato all’organizzazione delle manifestazioni dello scorso ottobre, sostenute da
alcuni contributi del Cantone e del Dicastero Giovani e Eventi della città di Lugano. Eventi che sono andati aggregando nuovi contatti interessati agli sviluppi del progetto: singoli (qualcuno ha già inoltrato un manoscritto, come quello di Silvio Mancia, nato a Sellano Umbria nel 1847, il cui figlio Renato applicherà per primo i raggi X all’indagine delle opere d’arte, fondando a Trevano una scuola di restauro); o istituti e associazioni (l’Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino per esempio). «Il processo cui stiamo cercando di dare avvio – continua Guindani – non potrà che essere di volta in volta commensurato alla risposta e, in prospettiva, a qualche forma di riconoscimento cantonale o federale. Se son rose, fioriranno, Pieve insegna». Esistono precedenti di ticinesi, o residenti in Ticino, che hanno consegnato le proprie memorie all’Archivio di Pieve. Pensiamo per esempio Maria Carlotta Schopf, finalista al 25° Premio Pieve con Il bandolo dello sciabordio:Ventisette traslochi; Alessandra Boriolo Rebay, che ha visto pubblicato il manoscritto del trisnonno Angelo Rebay (1788-1860) nella collana “Autografie” (La bacca di Olibaga, Forum Ed., 2009); e, in particolare, Sylvana Guindani Baragiola (Lugano, 1917-2009) con Flash-back,Retrovisione di una vita, finalista del 26° Premio Pieve. Il suo memoriale, che attraversa il secolo, è stato redatto a Villa Orizzonte, testimoniando un arco di storia nel Novecento. È appunto il caso che ha dato occasione di interconnettere la memoria materiale, conservata nella casa-museo, con quella scritta, raccolta presso l’Archivio italiano. La proposta è di costituire nella Svizzera Italiana una rete di soggetti, singoli, associazioni, fondazioni e enti pubblici e privati, interessati a un partenariato con l’Archivio nazionale italiano. Senza con questo sottrarre niente a nessuno: a Pieve sono raccolti sia originali che copie dei documenti, a discrezione del proprietario. L’archivio italiano costituirebbe un fondo italo-elvetico che duplica quello raccolto presso di sé e qui, potenziandone la fascia di utenza (l’Archivio Nazionale è assiduamente consultato da studiosi e studenti), così come le occasioni di divulgazione e visibilità (il Premio Pieve presenta annualmente una selezione di otto opere) e, eventualmente, di pubblicazione (oltre che a buona parte degli editori italiani, l’Archivio fa capo a una propria rivista, “Primapersona”, e al suo attuale editore, Terre di mezzo, cui si affiancano Forum e il Mulino).
Le premesse sono a dir poco stimolanti e già chi scrive intravede orizzonti di ricerca, di scoperta della realtà dell’uomo e delle nostre terre che solo nell’immaginario parlano per la loro ricchezza. Ora starà a tutti noi far decollare la proposta, facendo “venire al mondo” le vite nostre e altrui, di uomini e donne qualunque tutti in ricerca sullo stesso cammino. 

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GdP - Un luogo per dare visibilità ai ricordi
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